07 luglio. Circolo d’oro

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Ecco un piccolo imprevisto: ieri sera ci siamo accorti che una gomma ha una brutta protuberanza e, dalla Hertz, ci hanno detto di andare a Selfoss a farcela cambiare. Il gommista ovviamente, parla inglese perfettamente. Questo cambio gomma ci fa perdere circa un’oretta e 180 € (che speriamo ci rimborsino!)…imprevisti che possono capitare.

Modifichiamo il programma e ci dirigiamo verso il  cratere del vulcano Kerið. L’ingresso costa 400 ISK, ma il panorama che offre è davvero unico e spettacolare. La terra ha colori che variano dal marrone bruno (tipo terra bruciata) al nero lava, passando per un rosso intenso ed un giallo canarino. Sul fondo del cratere ecco una pozza di acqua di un colore azzurro intenso, quasi acquamarina. Facciamo il giro del cratere, sia sulla parte superiore che sulla parte inferiore, dove c’è il laghetto. Per raggiungere il laghetto c’è una ripida discesa un po’ franosa. L’acqua è davvero gelida!

Dopo la visita al cratere proseguiamo e per strada ci imbattiamo nelle cave di terra rossa e gialla di  Seyðishólar. La pioggia non dà giustizia ai colori del suolo. La terra ha mille sfumature, che vanno dal rosso fuoco al “terra di Siena” per poi mescolarsi insieme al grigio/nero ed infine al giallo canarino. Che dire, surreale…

Proseguiamo il nostro tour fino ad arrivare a Geysir.

Dopo aver pranzato nel bar-ristorante, visitiamo l’area dove si trovano i geyser. All’ingresso, un cartello avverte i turisti impavidi di non avvicinarsi troppo né all’acqua che scorre lungo le rocce né al getto potente dei geyser e che l’ospedale più vicino è a più di 60 km. Per la serie… uomo avvisato mezzo salvato!

 

L’odore acre e penetrante di uovo marcio e zolfo/boro spinto dal vento è quasi insopportabile, ma lo scenario è spettacolare: l’acqua fa capolino da sotto terra bollendo e scorre veloce verso valle, lasciando sul tragitto residui di biancastri di boro e gialli di zolfo. Poi tutto d’un tratto ecco la potenza del geyser più grande: Stokkur.

La forza sprigionata dall’acqua è straordinaria, un getto verticale di qualche metro si ripete ogni 10-15 minuti. I colori tutto intorno sono meravigliosi e inspiegabili. Ognuna delle pozze di acqua ha un colore diverso, probabilmente dipende anche dalle sostanze disciolte in essa.

Il vento non ci dà tregua e soffia sempre più forte. Le ragazze, un po’ stanche, si mettono un po’ a parlare, mentre gli uomini, impavidi, fanno un giro fino alla cima della collina che sovrasta l’area.

Dopo una piccola sosta al bar si riparte.

Vogliamo andare alle terme naturali della Secret Lagoon, ma, arrivati, scopriamo che l’ingresso costa circa 20 Euro e sono quasi le 18… si decide allora di non fermarci ed andare verso Gullfoss.

Le cascate sono davvero immense, facciamo il giro e vediamo che il percorso ci porta fino al cuore della cascata: possiamo infatti “arrampicarci” su degli scogli per vedere meglio la potenza dell’acqua. Lo spettacolo è nuovamente mozzafiato, anche se il vento non ci dà tregua e ci fa un po’ bagnare, ma noi siamo attrezzati con gli impermeabili. Ancora qualche foto e qualche istante per goderci il rumore dell’acqua misto a quello del vento.

Proseguiamo fino alla chiesa di Skálholt, una moderna struttura bianca dai tetti grigi, immersa in un bellissimo prato verde con una bandiera islandese che sventola alta, piegata dal vento.

Non possiamo visitare l’interno della chiesa perché c’è un concerto di beneficenza, ma ci godiamo il paesaggio tutto intorno. C’è anche un’altra piccola struttura di legno con un grande portone a forma di cuore, posta proprio di fianco alla chiesa maggiore. Scopriamo che è un’altra piccola canonica, davvero carina!

Siamo stanchi, ci incamminiamo verso casa, per strada ancora una volta ci fermiamo a scattare numerose foto alla natura, sopratutto ai cavalli, che spesso sono stramazzati al suolo o fermi immobili, alle capre ed alle pecore che sono ovunque ed anche in mezzo di strada.

Le strade sono spesso desolate, si trovano raramente altre vetture, anche se percorriamo la strada principale 1. Ci fermiamo per immortalarci seduti nel mezzo di strada.

Arriviamo a casa alle 21,00, il sole è ancora alto in cielo. Cuciniamo qualcosa e restiamo qualche momento a goderci il panorama ed il silenzio della natura. Verso mezzanotte andiamo a dormire, anche se il sole non ci fa riposare come vorremmo.

 

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