13 luglio. Giro della penisola di Snaefellsnes.

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Partiamo verso le 10. Ci dirigiamo subito verso le scogliere di basalto di Gerðuberg e la chiesetta di  Ytri-Raudamelur. Di fronte a noi si apre un esteso muro di basalto, ricoperto, qua e là, di erba e muschio. Alcuni bambini provano ad arrampicarsi sulla scogliera, nonostante i divieti sparsi ovunque. La piccola chiesa poco distante è bianca dai tetti rossi, ma non è possibile visitarla all’interno. 

Proseguiamo verso Ytri TungaQuando arriviamo grandi cartelli ci danno dei consigli di comportamento: siamo in una riserva naturale che ospita numerose foche che qui vengono a rilassarsi e riprodursi.

Una grande spiaggia di lava si apre davanti a noi, tutto intorno enormi prati verdi con i fiorellini gialli e viola. La baia e l’oceano sono calmi, il vento è meno forte del solito. Piano piano iniziano a comparire grandi sassi di lava e, in lontananza ecco le prime foche, beatamente distese sulle rocce a prendere il sole. Mentre osserviamo le pacifiche foche notiamo che la marea inizia ad alzarsi. Il nero dei sassi la fa da padrone e gli uccellini dei prati cinguettano insistenti appena qualcuno si allontana minimamente dal sentiero. Il sole splende e rende il tutto più surreale.

Proseguiamo il viaggio fino ad arrivare alla chiesetta di Búðakirkja: chiesetta nera nera dalle finestre bianche latte. Nemmeno qui è possibile visitare l’interno, ma ci prendiamo qualche minuto per goderci il sole, il silenzio ed il panorama circostante.

Saliamo di nuovo in macchina, alla volta di ArnarstapiQuando arriviamo siamo affamati e ci fiondiamo nel primo ristorante che incontriamo. Mangiamo, io prendo la zuppa di agnello ed i ragazzi dei panini, e poi ci rilassiamo qualche secondo sul prato fuori del ristorante.

Qui, fuori dal ristorante, grandi poster ricordano il punto da cui  Verne  fa partire il suo “Viaggio al centro della terra”. Ci fermiamo qualche secondo a leggere la storia.

Abbiamo letto sulla guida che, a pochi passi dal ristorante, c’è una scultura fatta a forma di troll: ci incamminiamo per andare ad ammirare questo punto di interesse. Due di noi hanno la “brillante” idea di accorciare la strada e passare per il campo: vengono attaccati dai gabbiani incavolati neri perché, probabilmente, lì hanno dei nidi. Un gruppo di impavidi turisti francesi un po’ agée, li segue a ruota sul prato… 

Ecco che, alla fine di una breve strada sterrata, compare un gigantesco Troll  posto come a troneggiare sulla collinettasi tratta di Bárður Snæfellsás, divinità del monte Snæfell.

Questa imponente figura è stata costruita dallo scultore Ragnar Kjartansson nel 1985 a rappresentare la guardia allo spirito di questa divinità. Facciamo qualche passo ancora, dopo il troll, e, di fronte a noi, si apre una vista meravigliosa sull’oceano. Siamo a SvalÞufa-Þufubjarg. Sulle rocce basaltiche piccoli gabbiani e delle uria comuni – uccelli simili ai pinguini (Uria aalge) hanno fatto i loro nidi. L’odore di guano è veramente forte, ma il panorama ricompensa l’odoraccio.

Ci rimettiamo in macchina ed arriviamo alla baia di Djúpalónssandur (Útsýni). Facciamo i due percorsi, prima quello superiore che ci porta ad ammirare le scogliere e poi quello inferiore che ci conduce fino alla spiaggia nera. Prima di arrivare alla spiaggia nera c’è da superare la prova di forza: ci sono 4 pietre da sollevare, ognuna di peso diverso. Questa prova di forza veniva fatta dai marinai per misurarsi gli uni con gli altri. Sempre sul tragitto sassoso che ci porta alla spiaggia notiamo dei relitti abbandonati lì da tempo: sono i relitti della nave Epine-Grimsbyaffondata nel 1948, lasciati lì a ricordare la tragedia. Finalmente arriviamo all’oceano. Il vento inizia a soffiare un po’ più forte e le onde si infrangono sulla sabbia nera … di nuovo lo spettacolo è unico.

Dopo qualche foto, proseguiamo fino ai fari di Skálasnagi: per arrivare si percorre una lunga strada sterrrata, dove, al bivio, si può scegliere quale dei due fari visitare. Visitiamo prima il più piccolo, sulla destra, posto sul promontorio vicino alla scogliera, immerso in un magnifico campo. 

Torniamo poi indietro fino al più grande. Da questo punto il panorama è davvero mozzafiato, anche se l’odore di guano è quasi soffocante. Dei pannelli raccontano un po’ la storia del luogo.

Risaliamo in macchina alla volta di Rif: qui c’è un locale, il Gamla Rif, noto per le sue deliziose torte. Naturalmente non possiamo non assaggiare le famose prelibatezze di questo locale…

Per arrivare al piccolo centro abitato di Rif, percorriamo una strada dove il limite è 35 km/h. Capiamo subito il perché: i gabbiani e le rondini hanno i loro nidi a bordo strada e i piccoli, che ancora non sanno volare, camminano nel mezzo di strada…il rischio di schiacciarne uno è altissimo…

Dopo esserci rifocillati proseguiamo verso Stykkishólmur, piccolo villaggio di pescatori. Qui vediamo (dalla macchina) una modernissima chiesa bianca a vetrate e poi, a piedi, raggiungiamo il faro di SúgandiseyIl sole sta piano piano scendendo verso l’orizzonte e i colori che la natura regala sono unici.

Ritorniamo verso casa, arriviamo alle 22:30, ci sono tre pecore fuori dal nostro patio a brucare: ceniamo con loro che ci guardano dalla finestra…

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