10 luglio. Da sud a nord: da Djupivogur ad Akureyri.

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Oggi andiamo da sud a nord, lungo la costa est. Prima di partire saliamo sulla montagna che sovrasta la casa.  Arrivati in cima, ci sono dei gabbiani che volano tranquilli, uno di loro ha fatto il nido dentro una cavità naturale della montagna e si può ben intravedere un pulcino grigio. Il panorama da quassù è ancora più bello, la baia con il porto ha il suo fascino. Il vento, ovviamente, soffia forte ma almeno c’è un timido sole che fa capolino dalle fitte nuvole, dopo tutto la pioggia ed il ghiaccio presi ieri è molto piacevole.

Si parte, sono le 9. Ci fermiamo a Egilsstaðir a fare la spesa, comprando soprattutto qualcosa per il viaggio. Per arrivare qui, facciamo la strada 1 sterrata: è una parallela della 1 asfaltata, ma dà la possibilità di capire il vero carattere dell’Islanda. Se già raramente su quella asfaltata si incontrano auto, qui vederne una è praticamente un miraggio. Spesso ci fanno compagnia capre e pecore, tutto intorno lande desolate, nemmeno una casa né un capanno, ma tanti piccoli ruscelli e cascate qua e là: bellissimo! La strada è ben tenuta, non ci sono grosse buche, si deve solo fare un po’ di attenzione ai canali di scolo dell’acqua, ma è facilmente percorribile anche da una vettura non 4×4.

Ritorniamo poi sulla 1 asfaltata. Proseguiamo per Dettifoss. Abbiamo letto su internet che è meglio arrivare alla cascata dalla strada di sinistra, in quanto lo spettacolo è più bello. Dettifoss è la cascata più potente d’Europa, per portata d’acqua.

Le indicazioni del web erano esatte, da questa postazione si può ammirare in tutto il suo splendore. Lo spettacolo è unico, il rumore assordante dell’acqua che si infrange sulle rocce senza vedere dove va a finire è indescrivibile. Si forma una grossa nube bianca di acqua sulle rocce, tanto forte è la potenza. Un arcobaleno ci accompagna nella nostra passeggiata ed il che rende tutto più unico.

Ci siamo portati il pranzo da casa, ci sediamo su alcune rocce e facciamo un picnic. Possiamo così ammirare ancora un po’ queste splendide cascate. Dopo pranzo camminiamo fino all’altra cascata, chiamata Selfoss. Per arrivarci troviamo prima un sentiero pianeggiante che poi va a finire su delle piccole e basse rocce che dobbiamo sorpassare. Nel percorso alcuni ragazzi si sono fermati a dipingere le cascate, sul bordo della scogliera: sono bravissimi, riescono a cogliere quell’attimo in maniera magistrale.

Possiamo visitare le cascate da più lontano, ma le sensazioni sono belle ugualmente. Le rocce del percorso sono interrotte dall’acqua del piccolo fiume, proseguiamo a zigzag per non bagnarci i piedi. Intorno a noi solo il silenzio rotto dal rumore della natura. 

Proseguiamo il nostro viaggio fino a Leirhnjúkur: questo è un grande centro geotermico, viene utilizzata la forza dell’acqua e del vapore acqueo per trasformarla in energia. Entriamo nel parco e tutto intorno la fa da padrone il colore giallo dello zolfo, insieme al forte odore pungente che lo zolfo lascia, il nero dei vulcani, il verde dei muschi. L’acqua che ribolle da sotto terra è sempre un’emozione unica. In lontananza notiamo tre puntini rossi: facciamo una foto e la ingrandiamo. È il rosso della lava di un vulcano attivo, che, probabilmente, ha appena eruttato: ci viene la pelle d’oca.

Il vento, ancora una volta, soffia forte, restiamo giusto il tempo per fare qualche foto, poi si avvicina pure un temporale, quindi torniamo verso la macchina. Ci accompagna nel tragitto il pianto disperato di un piccolo capretto che ha perso di vista la mamma: in mezzo alle pietre non riesce a distinguerla e il suo belato è struggente, finché la madre non lo richiama.

Facciamo giusto 5 minuti di macchina fino ad arrivare al cratere Víti (in islandese vuol dire inferno): è il cratere di un vulcano, con i colori gialli e marroni, dove all’interno si trova un lago. Il vento è veramente forte e freddo, poche foto e proseguiamo.

Dopo pochi minuti  arriviamo a  Hverir. Per strada troviamo una buffa doccia piazzata nel bel mezzo di un parcheggio. Esce acqua calda e c’è pure un sapone…serve per lavarsi? Chi lo sa… Nel parco del centro, da sotto terra, esce vapore acqueo a 100° o più. Il fango ribolle sotto i nostri occhi, ovunque corde delimitano l’area, avvertendo i turisti di non avvicinarsi troppo. I suoni ed i colori quasi mi ipnotizzano, sembra di essere su un altro pianeta. Di tanto in tanto ci sono cumuli di sassi da dove esce vapore acqueo che riscalda la fredda giornata: anche se il vento soffia freddo e forte veniamo riscaldati da questo vapore. Le foto che scattiamo non riusciranno mai a rendere l’idea del paesaggio reale.

Proseguiamo fino a Grjótagjá: è una grotta che fino al 1970 era utilizzata per la balneazione. Delle eruzioni vulcaniche hanno fatto salire la temperatura fino a 60° ed oggigiorno non è possibile fare il bagno. Lo spettacolo è ancora una volta unico: il colore dell’acqua va dal blu intenso al verde smeraldo, il vapore acqueo annebbia la vista e le pietre che formano la grotta rendono il tutto più suggestivo.

Continuiamo il nostro viaggio con una nebbia fitta ed una pioggia insistente che ci accompagnano per molti chilometri. Finalmente intravediamo i primi fiordi e la città di Akureyri che, dopo tante terre desolate, ci sembra una grande metropoli.

Akureyri è considerata da molti la capitale del Nord, è la seconda area urbana dell’Isola.

Vediamo i primi palazzi, i primi piccoli centri commerciali ed un centro cittadino degno di questo nome. Arriviamo alla casa (Munkaþverárstræti, Akureyri): all’esterno è un po’ da rinnovare ma all’interno è bellissima, moderna, spaziosa e soprattutto pulitissima! Ci sono tre grandissime camere da letto, un bagno, un vastissimo soggiorno con divano-letto e una tv enorme, un bel patio con un giardino e la jacuzzi, una cucina molto ben fornita.

Dopo poco arriva anche Andreas, il padrone di casa, a darci il benvenuto: è un ometto simpaticissimo che parla 7 lingue, è svizzero e parla anche l’italiano. Ci spiega che l’islandese è una lingua molto particolare, è rimasta invariata per secoli, ha molti casi e declinazioni, diciamo che non è semplice da imparare. Ci dà qualche consiglio su cosa fare e cosa vedere e poi se ne va.

Approfittiamo della lavatrice e dell’asciugatrice per fare il bucato, siamo a metà del viaggio e dobbiamo lavare un po’ di panni. Vogliamo andare dentro la jacuzzi per un bagno rilassante, ma leggiamo che ci metterà un’ora a riempirsi. Siamo stanchi ed è tardi, quindi optiamo per lasciarla a domani! Mangiamo qualcosa e andiamo a letto.

 

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